Il lungo cammino percorso

Questo articolo appartiene alla serie Il falso mito del veganismo.

  1. L’esplosione del veganismo
  2. Il lungo cammino percorso 
  3. Il cambiamento è nel carrello della spesa
  4. Pensare in modo strategico
  5. Verso il superamento del mito del veganismo
  6. La necessità di un movimento per i diritti animali

Per cambiare il mondo, è necessario innanzitutto mantenere i piedi ben saldi per terra e comprendere che le lotte per l’affermazione dei diritti necessitano di tempo e di una visione strategica. Tuttavia, per analizzare il presente e ipotizzare come agire per cambiare il futuro, occorre prima tracciare con obiettività un’indagine retrospettiva, che funga da base critica per un’analisi razionale della realtà.

Guardando al passato, le vittorie e i progressi del movimento per i diritti animali sono stati tanti. Ripercorrendo soltanto gli avvenimenti degli ultimi anni, nel continente europeo assume evidenza l’abolizione dei test sugli animali per i prodotti cosmetici e il divieto di importazione di pelli di foca e di pellicce di cani e gatti. Sul piano del benessere animale, sempre in Europa sono state approvate delle leggi che hanno imposto gabbie più grandi e con arricchimenti per le galline ovaiole, vietato l’utilizzo prolungato delle c.d. gabbie di contenzione per le scrofe, sanzionato l’utilizzo dei richiami vivi, reso più tortuoso il cammino burocratico per fare ricorso agli animali nella sperimentazione animale. Il Trattato di Lisbona ha definito gli animali “esseri senzienti”, aprendo la strada al superamento della classificazione come oggetti, secondo le categorie legali di tradizione millenaria.
In Occidente, la sensibilità è in aumento e mai come in questi anni pratiche tanto radicate come la caccia, i palii, le corride e le altre feste tradizionali con animali sono messe in discussione e avversate. Anche zoo, circhi e delfinari hanno un tasso di gradimento sempre inferiore, man mano che l’opera di sensibilizzazione riesce a far presa. In alcuni paesi sono stati aboliti gli allevamenti di visoni, i circhi con animali e gli allevamenti di galline in batteria e simili divieti sono in discussione in diversi stati.

In Italia, un movimento dal basso ben organizzato è riuscito a imporre la chiusura dei due allevamenti di cani beagle destinati alla sperimentazione animale, il Morini e il più noto “Green Hill” di Montichiari (BS); l’attività di allevamento di cani e gatti per la sperimentazione animale è stata poi definitivamente vietata per legge.

Sempre restando nello Stivale, dal 2004 gli animali sono tutelati sul piano penale da uccisione e maltrattamento, con sanzioni ancora non elevate ma che fungono da deterrente per impedire comportamenti un tempo considerati normali e non sanzionati, che quindi restavano del tutto impuniti.

Non tutte sono vittorie eclatanti o risolutive e soprattutto i risultati sul piano del mero benessere animale possono sembrare un misero contentino rispetto alle istanze abolizioniste portate avanti con tanto vigore dai promotori dei diritti animali ma una cosa è certa: il cambiamento è non solo possibile ma reale e impegnandosi si possono ottenere risultati importanti.

Calando questa analisi nel presente, ecco che alla luce delle tendenze in atto si può prendere un lento ma costante miglioramento delle condizioni degli animali, di pari passo con l’aumento della considerazione che la nostra società pone nei loro confronti. Nel corso della nostra esistenza individuale potremo così assistere ad alcuni importanti cambiamenti, come il divieto di allevamento di galline ovaiole in batteria, la progressiva riduzione degli allevamenti intensivi a favore di allevamenti estensivi, l’abolizione degli allevamenti di animali da pelliccia in quasi tutto il mondo, la chiusura dei delfinari, il progressivo ridursi della caccia e forse la lenta fine dei circhi con animali e così via.

Tuttavia, è ancora ben lontano il momento in cui si potrà dire addio alla sofferenza degli animali su larga scala, quale è quella derivante dal loro utilizzo come cibo. Ed è ancora fin troppo prematuro prevedere una società interamente vegana, che al momento resta ancora un’utopia. Questo non deve scoraggiare chiunque si reputi appartenente al movimento “vegano” ma soltanto far cogliere utili indicazioni per meglio calibrare gli sforzi organizzativi dei gruppi e associazioni attivi per ottenere cambiamenti sociali, al fine di adottare modalità che consentano di raggiungere in minor tempo i risultati sperati.

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