Il cambiamento è nel carrello della spesa

Questo articolo è il terzo della serie Il falso mito del veganismo.

  1. L’esplosione del veganismo
  2. Il lungo cammino percorso 
  3. Il cambiamento è nel carrello della spesa
  4. Pensare in modo strategico
  5. Verso il superamento del mito del veganismo
  6. La necessità di un movimento per i diritti animali

Tornando sul piano delle scelte alimentari, possiamo dire che al momento il principale mutamento positivo che sta avvenendo sotto i nostri occhi è l’apertura della grande distribuzione e della ristorazione alle esigenze dei consumatori che seguono un regime alimentare privo di carne e derivati.

Sebbene le ragioni puramente che giustificano una tale mutata sensibilità verso il consumatore “veg” siano puramente e semplicemente commerciali, è necessario prendere le distanze da certi tentativi di demonizzazione messi in atto da parte di taluni nei confronti dei produttori e soprattutto della grande distribuzione, colpevole di aver ampliato la scelta a disposizione dei consumatori inserendo linee studiate ad hoc per vegetariani e vegani. Ricordiamoci che nel momento in cui acquistiamo dei beni o servizi siamo definibili come consumatori; tuttavia, da questa osservazione naturalistica del comportamento umano non può discendere alcun giudizio negativo, dal momento che abbiamo ovviamente necessità di procurarci i generi alimentari e non necessari per il sostentamento. Mettere nel carrello una confezione di tofu affumicato o di yogurt di soia non ci rende maggiormente schiavi o complici del sistema del riporre nello stesso carrello un pacco di pasta o una passata di pomodoro. Semplicemente, abbiamo oggi più libertà di scelta. Né è possibile ipotizzare una società basata sull’autoproduzione e sullo scambio o baratto, che resta una scelta marginale e al momento non realizzabile.

Semplificando al massimo ma non banalizzando, si può affermare che una maggiore possibilità di scelta comporta una maggiore semplicità nell’approcciarsi alla “dieta vegana” per le masse, rendendo più visibili e più a portata di mano le alternative rispetto all’alimentazione più diffusa. Oltretutto, l’approdo di prodotti “per vegani” nei supermercati ha portato già ad un primo abbassamento dei prezzi, visibile confrontando gli stessi con i prodotti delle botteghe biologiche, dove già erano presenti da anni; ulteriore mezzo per rompere barriere anche culturali e incentivo per consentire alle masse di approcciarsi in modo più agevole ad un cambiamento di paradigma alimentare.

Tutto questo si traduce soprattutto nello sradicare uno dei capisaldi dell’opposizione al veganismo, che cioè questo regime alimentare comporti complicazioni e sacrifici, anche economici. Oramai i supermercati sono pieni di alternative sfiziose ai prodotti a base di carne e derivati e anche il mangiare fuori casa riserva una varietà di scelta un tempo inimmaginabile.

Si deve quindi accogliere più che positivamente la notizia che i prodotti a base vegetale hanno toccato nel 2015 il valore di 320 milioni di euro, mentre il mercato della carne perde dal 2010 a oggi il 5% ogni anno.

Foto: Josephine S. su Flickr

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